L’ultima carta del Premier inglese

Brexit or not Brexit? Il futuro del Regno Unito deciso in tre giorni. Le ambizioni politiche e le sfide economiche sul tavolo da gioco.

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Brexit or not Brexit? Il futuro del Regno Unito deciso in tre giorni. Le ambizioni politiche e le sfide economiche sul tavolo da gioco.

Leggi qua il documento del governo sulle conseguenze della Brexit.

L’ultimo presunto colpo di scena dei tanti di cui non si ricorda né il numero né il senso risale a un paio di giorni fa quando Theresa May ha offerto alla Camera dei Comuni un rinvio, una “breve estensione”, della Brexit, quando è due anni che insiste che l’uscita della Gran Bretagna avverrà il 29 marzo dell’anno corrente anche senza un accordo.

Brexit or not Brexit?

Pare invece che un gruppo di esponenti di governo contrari al “Brexit- no deal” l’abbia convinta a rimettere la questione al Parlamento affinché decida o meno se procrastinare la data e allungare i negoziati per arrivare al sospirato accordo.

“L’alternativa”, ha detto la May,  “resta fra un deal, un no deal o una non Brexit”, che è come dire che in una partita di calcio si può vincere, pareggiare o anche perdere. Ma in quest’ultimo caso, cioè quella della non Brexit, ha detto la premier, sarebbe un tradimento del popolo inglese che si è espresso chiaramente in proposito.

La sfida di Corbyn: nuovo referendum o nuove elezioni?

Se il leader laburista “vuole sostenere” un nuovo referendum, La May risponde che “sarebbe un tradimento, perché cambiando la parola data, Corbyn non rispetterebbe il risultato del voto originario”.

Ma per il leader dei laburisti ha invece posto il secondo referendum come realistica terza possibilità, dopo la Brexit supersoft e lo slittamento.

I prossimi passi

A questo punto l’agenda del governo prevede comunque un altro voto sull’accordo già raggiunto con la Ue e rivisto, previsto entro il 12 marzo. Su quell’agreement raggiunto a fine novembre dello scorso anno la May è già stata sonoramente bocciata ed è difficile che in questo caso, con la maggioranza sempre più divisa, ne venga fuori un risultato differente. Anche se negli ultimi giorni ci sono state delle timide aperture, in realtà da gennaio cambiamenti sostanziali sul “back stop”, cioè la questione dei confini irlandesi, non ce ne sono stati e Bruxelles si è sempre di fatto rifiutata di rinegoziarli.

Nella lontana ipotesi invece che l’accordo venga votato si va dritti alla Brexit alla data stabilita, altrimenti il giorno successivo si ritorna in Parlamento per votare una eventuale Brexit no deal. Cioè la Camera dei comuni si dovrà esprimere sul cosiddetto salto nel buio, una rottura con l’Unione Europea senza accordi di alcun genere. “Il Regno Unito lascerà la Ue senza un accordo solo se c’è un esplicito consenso in questa Camera per quel risultato”, ha detto la May.   Se i deputati voteranno a favore, cosa improbabile visto che anche i brexiteers sono piuttosto perplessi in proposito, si arriverà alla Brexit con puntualità, ma con alle spalle due anni di negoziati completamente inutili e di fronte la “catastrofe” annunciata. Se invece il Parlamento negherà tale possibilità ci sarà un terzo voto, il giorno successivo, ovvero il 14 marzo, in cui si deciderà su una mozione presentata dal governo stesso che riguarda il rinvio e quindi la riapertura di nuovi negoziati, probabilmente con un altro premier.

E’ l’ultima spiaggia, la vera umiliazione per la May.  Se in questo caso la mozione non dovesse passare non si capisce bene che cosa succederà, forse si aprirà la via per un nuovo referendum. Va detto però che per brevi che siano i nuovi negoziati o i tempi del nuovo referendum è impossibile che il tutto si verifichi in tempo per le elezioni europee.

La May dà ovviamente per scontato che nei casi in questione anche l’Inghilterra dovrà partecipare alle elezioni, non essendo ancora formalmente fuori dalla Ue, ma “che messaggio daremmo ai 17 milioni di cittadini che hanno votato per lasciare la Ue?”.

Ma soprattutto quei 73 neodeputati britannici a tempo che cosa faranno all’Europarlamento sapendo che verosimilmente  entro qualche mese dovranno fare di nuovo le valigie?  E che ruolo numerico e politico avranno nella costituzione della nuova Commissione Europea? Una situazione kafkiana nella quale rientra il personale inglese delle istituzioni già con le valigie in mano. 

Carlo Nicolato

carlo.nicolato@eeuropa.org

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